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	<title>La Vita degli Altri &#187; Stampa</title>
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	<description>La Vita degli Altri Onlus</description>
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		<title>Lettera di una Professoressa della Scuola Pubblica &#8211; di LUCIANA MARINANGELI</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 22:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LVDA</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Signor Presidente, le racconto la storia di mia madre: una maestra di LUCIANA MARINANGELI (professoressa, scrittrice, francesista e presidente dell&#8217;Associazione l&#8217;Alberata) SIGNOR Presidente del Consiglio ancora in carica in questo Paese, sono una Professoressa della Scuola Pubblica da Lei tanto disprezzata, e vorrei raccontarLe una piccola storia, alquanto diversa dalle ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2011/03/luciana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-538" title="Luciana Marinangeli" src="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2011/03/luciana.jpg" alt="" width="203" height="184" /></a>Signor Presidente, le racconto<br />
la storia di mia madre: una maestra</p>
<p><!-- fine TITOLO --></p>
<h3><!-- inizio SOMMARIO --><em>di LUCIANA MARINANGELI</em><!-- fine SOMMARIO --></h3>
<p><em>(professoressa, scrittrice, francesista e presidente dell&#8217;Associazione l&#8217;Alberata)</em></p>
<p><!-- inizio TESTO --><strong><br />
SIGNOR </strong>Presidente del Consiglio ancora in carica in questo Paese, sono una Professoressa della Scuola Pubblica da Lei tanto disprezzata, e vorrei raccontarLe una piccola storia, alquanto diversa dalle storielline che le piacciono tanto.</p>
<p>Sono dunque una Professoressa, figlia e nipote di insegnanti della Scuola Pubblica. Mia madre, Miranda Magagnini, una delle prime Maestre elementari della sua regione, le Marche, e della sua generazione, a 20 anni, nel 1927, si faceva ogni giorno quattro chilometri a piedi nella neve per raggiungere Nebbiano, la frazione di Fabriano dove si trovava la succursale della scuola elementare cui era stata destinata come primo incarico. I suoi allievi erano i figli di contadini cui la scuola pubblica offriva l&#8217;unica occasione, la prima da sempre, di uscire dall&#8217;analfabetismo in cui si trovavano i loro genitori e antenati, e di conoscere altre cose oltre la fatica manuale bruta nei campi o nelle officine. La giovane Maestra aveva altri talenti oltre a quelli didattici che le erano stati riconosciuti dal suo concorso di ammissione: era allieva di uno degli ultimi Macchiaioli, il Cabianca, un giorno avrebbe esposto i suoi quadri  al Palazzo delle Esposizioni di Roma.</p>
<p>Miranda Magagnini aveva dunque un avvenire artistico di fronte a sé; ma accadde che si innamorò subito del suo lavoro, dei suoi allievi. La giovane Maestra possedeva un grande calore umano, una capacità straordinaria di compassione e di empatia: di fronte a quei contadinelli sporchi, cui il bidello all&#8217;entrata brontolava:</p>
<div><script src="http://www.repubblica.it/static/js/common/jx_speciale.js" type="text/javascript"></script><script src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/scuolauniversita/interna/1032019753@Middle"></script></div>
<p>&#8220;Vi siete lavati i piedi? I professori si lamentano!&#8221;,  lei non faceva rimproveri, non umiliava, ma spiegava il perché era bello e facile lavarsi; e quando li vedeva stanchi, interrompeva la lezione e li faceva dormire, con la testina sui banchi. Anche dopo, in piena epoca fascista, quando l&#8217;efficientismo e la fretta militaresca erano modello anche nella scuola, lei sapeva relativizzare l&#8217;importanza del programma e insegnare invece il rispetto per sé e verso gli altri.</p>
<p>Quei bambini l&#8217;adoravano: i più piccoli l&#8217;aspettavano all&#8217;angolo della strada per saltarle addosso all&#8217;improvviso e farsi portare in braccio, i più grandi le presentavano ogni giorno mazzi di fiori che io ho passato la mia infanzia  adolescenza a sistemare nei vasi di casa. Questo avveniva quando lei insegnava a Roma; ma prima, quando era stata assegnata a Civita Castellana, a Cori, lontana da casa, doveva partire alle quattro di mattina lasciando me piccolissima alla donna di servizio, per tornare sfinita e col rischio che io mi attaccassi più alla donna che a lei. Ma lei ha continuato a lavorare con immenso amore, ricordata da generazioni di bambini cui aveva trasmesso non solo le conoscenze di base, ma l&#8217;interesse per le cose belle e nobili: in classe raccontava loro, romanzandole per rendergliele  vicine, le vite dei grandi personaggi dell&#8217;arte, della letteratura, della musica, e parlare di Beethoven a un bambino di dieci anni figlio di persone modeste significa fargli un grande complimento, significa mandargli il messaggio: &#8220;Ti racconto questo perché penso che tu sia capace di capire, di poter fare anche tu cose bellissime come queste&#8221;.</p>
<p>Anch&#8217;io sono diventata insegnante. Ricordo molto bene il giorno in  cui, divenuta docente di ruolo, sono stata chiamata dal mio Preside per fare il giuramento. Lui, che si chiamava Coccopalmeri, un uomo corpulento, intelligente, si alzò in piedi, mi mise la Costituzione aperta sul tavolo davanti a me, mi chiese di metterci la sinistra sopra e di alzare la mano destra, e di ripetere dopo di lui: &#8220;Io, Luciana Marinangeli, giuro sulla Costituzione di servire fedelmente lo  Stato Italiano. Lo giuro&#8221;.</p>
<p>Ripetei la frase. Mi colpì profondamente, quel giuramento ha dato un senso, e un sostegno a una carriera  molto faticosa perché i docenti di francese in Italia, a causa del monopolio dell&#8217;inglese, sono stati sempre più costretti a sedi lontane e disagiate. Avrei potuto restarmene all&#8217;Università, come assistente del grande Giovanni Macchia avrei fatto una bella carriera universitaria, ma quei due anni alla Sapienza mi diedero un senso di lontananza dalla vita vera- il 68 era di là da venire &#8211; e così scelsi di insegnare nella Scuola Pubblica, dove mi ritrovai i contadinelli di mia madre, e poi i figli degli sperduti inurbati recenti, e le prime vittime del consumismo e delle volgarità televisive, ma anche i figli delle classi colte coi loro problemi di solitudine e di modelli arrivistici e infine gli eroici studenti lavoratori delle Scuole Serali Pubbliche in lotta col sonno e la precarietà.</p>
<p>Avevo ereditato da mia madre una certa tenerezza del cuore, una capacità di empatia. Fu così che proprio in una delle mie scuole pubbliche, l&#8217;Istituto Tecnico Commerciale Vincenzo Gioberti di Roma, dove non andavano i figli della classe dirigente, ma quelli dell&#8217;onesta brava  gente comune, ossatura di un paese, realizzai con i ragazzi, in classe, qualcosa di memorabile che a 36 anni di distanza ancora cammina per le strade, non solo d&#8217;Italia, portando, mi si dice, cose utili e vere. Si tratta di un decalogo, &#8216;I cento comandamenti del protettore della vita&#8217;, nato dalla vista dell&#8217;incuria dell&#8217;ambiente intorno a me e sui volti e i corpi stessi dei ragazzi. Portavano magari la camicia di Armani, ma il collo sotto era sudicio, la pelle grigia e pustolosa di chi mangia porcherie. Qualunque offesa alla dignità, all&#8217;integrità e alla  salute, che sia a un essere umano, un animale, una pianta, un prato,  produce in me una rabbia e un dolore acuti. E rabbia e dolore, come può succedere, si trasformarono allora in qualcosa di positivo, in una spinta fortissima a proteggere chi non poteva proteggersi da solo, a rendere coscienti gli incoscienti, a insegnare a chi ignora i bisogni della natura, e i propri bisogni, a proteggerla, la natura, a proteggere con essa se stessi: e questo attraverso i minutissimi gesti quotidiani che poi sono la nostra vita.</p>
<p>Per questo, attinsi alle cose imparate da tutti coloro che mi avevano insegnato qualcosa sulla natura e su come proteggerla e con essa proteggerci, dagli ambientalisti ai nuovi ecologi, compresi quelli della mente, mettendoci di mio la memoria, la pazienza nel raccogliere queste informazioni in tanti anni, il piacere di essere capace di trovare strategie intelligenti, e un grandissimo bisogno di aiutare chi mi sta intorno. Questa, vede, signor Presidente, è una Professoressa di Scuola Pubblica.<br />
 <br />
E così è successo che facendo in classe con i ragazzi il decalogo del Protettore della Vita, ho parlato &#8211; in francese, perché l&#8217;ora di lezione era quella &#8211; di tutto: da quale sapone scegliere a quel verdura comprare, a che fare con la marea di radiazioni che ci circonda e con i segni dell&#8217;incuria e della violenza intorno a noi, a come disubbidire all&#8217;ordine di consumare, ossia distruggere, a come proteggere la natura , gli alberi, la salute, l&#8217;aria, i viventi accanto a noi; a come combattere, senza violenza, per ottenere; a come sentire che tutto ciò che ci circonda fa parte della nostra vita. In quella onesta Scuola Pubblica, dove a fine anno venivano i direttori d&#8217;azienda per farsi segnalare  direttamente i diplomati migliori, i miei allievi, ragazzi sani, vitali, pratici, collaborarono con attenzione ed entusiasmo, con suggerimenti e richieste molto precise, che nessuna distanza autoritaria tra loro e la docente impediva, perché i ragazzi sanno riconoscere d&#8217;istinto, come gli animali, chi è amico e con chi ci si può esprimere sinceramente.</p>
<p>Voglio dirle, signor Presidente, che questo decalogo nato in una Scuola Pubblica poi è stato premiato dal Ministro dell&#8217;Ambiente il 27 maggio 1987 con una medaglia nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma. Evidentemente quel Ministro non pensava che i Professori della Scuola Pubblica insegnassero valori contrari alla famiglia. I 100 comandamenti del protettore della vita,  pubblicato la prima volta dall&#8217;associazione ambientalista Il Monte Analogo  di Roma, ha fatto il giro d&#8217;Italia di fotocopia in fotocopia, perché era stato appositamente mandato in circolazione senza copyright, gratuitamente- vede che sorpassati idealisti questi Professori di Scuola Pubblica, signor Presidente &#8211; affinché si diffondesse più facilmente e fosse puro dono. È diventato libro di testo dei bambini di una comunità di Firenze e di una di Udine; è stato ripreso e diffuso ulteriormente dal WWF attraverso la rivista &#8220;Panda&#8221;, poi richiesto dalla Regione Toscana che lo ha pubblicato e diffuso attraverso la USL 29.</p>
<p>Inserito nel mio libro &#8220;Parlare con Pinocchio. Come comunicare con i bambini perché crescano sereni&#8221;, Bompiani 1996, è stato tradotto fino in Giappone. Peccato per lei, signor Presidente, non essere  stato allievo né di  mia madre, né mio. Non ha potuto fare questa bella cosa divertente e utile con una Professoressa della Scuola  Pubblica. Ahimé, non tutto si può avere.<br />
<a href="http://www.ilrespiro.eu/"><br />
tratto dal sito &#8220;Il Respiro&#8221; <sup>1</sup></a><br />
 </p>
<p><!-- fine TESTO -->(<!-- inizio DATA -->01 marzo 2011<!-- fine DATA -->)</p>
<p> <br />
<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/01/news/il_paesaggio_uno_stato_d_animo_il_racconto_di_una_professoressa_della_scuola_pubblica-13054695/?ref=HRER3-1">http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/01/news/il_paesaggio_uno_stato_d_animo_il_racconto_di_una_professoressa_della_scuola_pubblica-13054695/?ref=HRER3-1</a></p>
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		<title>Anche i cacciatori vietano l’imbalsamazione</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 01:16:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_132" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Libero1.jpg"><img class="size-medium wp-image-132" title="Libero 12 marzo 2009" src="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Libero1-300x142.jpg" alt="" width="300" height="142" /></a><p class="wp-caption-text">LIbero 12 marzo 2009</p></div></p>
<p>di Oscar Grazioli da &#8220;Libero&#8221; del 12/03/2009</p>
<p>Ma tu guarda se nel terzo millennio e con una congiuntura economica mondiale che fa tremare gli economisti di mezzo mondo, il parlamento è chiamato a discutere se i cacdatori possono appendere una civetta a una corda  o riempire gabbiette di uccelletti da richiamo senza  anellini di riconoscimento. Ha ragione l&#8217;Enpa. &#8220;Qui si vuole tornare al Medioevo”. Tutto sommato, da diversi anni, grazie alla legge quadro l992, si era raggiunto un certo equilibrio tra i cacciatori e, non solo gli  animalisti ma i semplici cittadini ins chiacciante maggioranza contrari alla caccia. In pochi anni i cacciatori sono scesi da due milioni a poco più di mezzo milione. Con le giovani  generazioni che della caccia non gli può fregar di meno, tempo pochi anni e ﬁniranno sul libretto rosso del Wwf, come specie in via d&#8217;estinzione. Citoccherà tirar fuori dei soldi per metterli in uno zoo a riprodursi artiﬁcialmente. E con questo quadretto, salta fuori il Sen. Orsi, senatore savonese di Forza Italia. che vorrebbe concedere i fucili ai l6enni (se accompagnati), vorrebbe liberalizzare l&#8217; imbasamazione, gradirebbe sparare nelle proprietà private anche con la neve oltre che sulle rotte di migrazione e nei parchi naturali, amerebbe rendere illimitato l&#8217;uso degli &#8220;zimbelli&#8217;, quegli uccelletti due chiusi in gabbia richiamano i fratelli a farsi sparare. Manca un punto fondamentale nelle genialate di Orsi: un tempo gli zimbelli si potevano accecare. Non ho trovato questa opportunità tra le sue richieste. Una lacuna da colmare.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">JaneGoodall, la famosa etologa, intervistata da Margherita D&#8217;Amico a Roma</span> si è detta profondamente colpita da un progetto che vedrà l&#8217;Europa dei paesi civili cazziarci ancora una volta. Anzi. sono certo non succederà, perché mai potrà passare una simile proposta, osteggiata dalle stesse associazioni dei cacciatori che hanno un loro codice d&#8217;onore. Sparare a una lepre con le zampe inchiodate nella neve è come sparare dentro un pollaio.<br />
Uno schifo. le associazoni  animaliste hanno commissionato un sondaggio all&#8217;Ipsos da cui si evidenziano percentuali bulgare contro la proposta Orsi. Addirittura è la stessa destra a osteggiarla più ancora della sinistra che ha una lunga tradizione di caccia alla migratoria in zone &#8216;rosse&#8217; come Emilia-Romagna e Toscana.<br />
Suvva, senatore Orsi, se ha bisogno di qualche voto da raggranellare ci sono tanti altri obiettivi più moderni: la droga, gli stupri, l&#8217;immigrazione clandestinam lo sfruttamento della prostituzione, un sistema giudiziario da<br />
quarto mondo. Se le mancano le idee sono a sua disposizione.</p>
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		<title>Film anti-caccia al via le riprese</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 01:15:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[da &#8220;La Repubblica&#8221; del 23/02/2009 ROMA &#8211; Al via le riprese del film-documentario &#8220;A ferro e fuoco&#8221;, un progetto della scrittrice Margherita d&#8217;Amico prodotto dalla Onlus &#8220;La vita degli altri&#8221; sul tema della caccia in italia, osservata da un punto di vista sociale e umano legato all&#8217;uso delle armi, alla ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_125" class="wp-caption alignleft" style="width: 207px"><a href="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Repubblica2.jpg"><img class="size-medium wp-image-125" title="Il documentario &quot;A ferro e fuoco&quot;" src="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Repubblica2-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;La Repubblica&quot; - 23/02/2009</p></div></p>
<p>da &#8220;La Repubblica&#8221; del 23/02/2009</p>
<p>ROMA &#8211; Al via le riprese del film-documentario &#8220;A ferro e fuoco&#8221;, un progetto della scrittrice Margherita d&#8217;Amico prodotto dalla Onlus &#8220;La vita degli altri&#8221; sul tema della caccia in italia, osservata da un punto di vista sociale e umano legato all&#8217;uso delle armi, alla fruizione della proprietà privata altrui, all&#8217;educazione alla violenza.</p>
<p>Un atto di accusa contro il fenomeno proprio mentre sono in discussione in Senato disegni di legge che propongono una ulteriore liberalizzazione della caccia.</p>
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		<title>Gli Alberi non sono mai abbastanza</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 01:15:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Valerio Gualerzi apparso sul quotidiano &#8220;La Repubblica&#8221; il 21/09/2009 Il vecchio adagio sembra aver fatto il suo tempo. È giunto il momento di tornare a guardare l&#8217;albero anziché la foresta, visto che le seconde stanno lentamente crescendo mentre i primi, soprattutto in città, se la passano davvero male. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_118" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Repubblica5.jpg"><img class="size-medium wp-image-118" title="Margherita d'Amico: &quot;Ma in città fli alberi non sono mai abbastanza&quot;" src="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Repubblica5-300x273.jpg" alt="Margherita d'Amico: &quot;Ma in città fli alberi non sono mai abbastanza&quot;" width="300" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">La Repubblica 21/09/2009</p></div></p>
<p>L&#8217;articolo di Valerio Gualerzi apparso sul quotidiano &#8220;La Repubblica&#8221; il 21/09/2009</p>
<p>Il vecchio adagio sembra aver fatto il suo tempo. È giunto il momento di tornare a guardare l&#8217;albero anziché la foresta, visto che le seconde stanno lentamente crescendo mentre i primi, soprattutto in città, se la passano davvero male. &#8220;È incredibile come molte amministrazioni di comuni italiani, a cominciare da quella della capitale, siano così insensibili al verde&#8221;, spiega Margherita d&#8217;Amico, ambientalista, animatrice attraverso la Onlus &#8220;La vita degli altri&#8221; di molte battaglie per la salvaguardia di pini, olmi e platani di Roma.</p>
<p><strong>Qual è il problema dei nostri sindaci ? </strong></p>
<p>&#8220;Spesso sno vittime della lobby del cemento, senza capire che gestiscono un patrimonio di valore inestimabile che appartiene a tutti noi e ai nostri nipoti&#8221;</p>
<p><strong>Roma in questo senso sembra essere all&#8217;avanguardia.</strong></p>
<p>&#8220;La giunta precedente non brillava di certo per sensibilità ambientale, ma quella Alemanno sta portando avanti un vero scempio, tra tagli indiscriminati e potature scellerate fuori stagione. Altrove, a Torino ad esempio, le cose vanno meglio, ma nel complesso la situazione è allarmante&#8221;.</p>
<p><strong>Quali contromisure si possono prendere ? </strong></p>
<p>&#8220;Rendere tutti più consapevoli della bellezza e dell&#8217;importanza degli alberi. Per fortuna la sensibilità dei cittadini sta crescendo rapidamente e a Roma i comitati di tutela per le piante storiche si stanno moltiplicando. In città trascorriamo sempre più tempo e abbiamo sempre più bisogno di verde e alberi per difenderci dal caldo e dall&#8217;inquinamento e per ristorarci psicologicamente&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sos per gli alberi il Respiro di Roma</title>
		<link>https://www.lavitadeglialtri.org/media/stampa/sos-per-gli-alberi-il-respiro-di-roma-147</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 09:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LVDA</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Sos per gli alberi di Roma››. Sono molte le associazioni ambientaliste che, negli ultimi mesi hanno lanciato &#8211; sul web ma non solo &#8211; un grido d&#8217;allarme per la salvaguardia degli alberi della Capitale: «Inquinamento e incuria mettono a rischio il verde pubblico››. Per ribadire l&#8217;appello, alcune delle associazioni più ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_148" class="wp-caption alignleft" style="width: 369px"><a href="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Corriere1.jpg"><img class="size-large wp-image-148" title="Corriere della Sera 27/01/09" src="http://www.lavitadeglialtri.org/wp-content/uploads/2010/10/Corriere1-359x1024.jpg" alt="" width="359" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Corriere della Sera 27/01/09</p></div></p>
<p>«Sos per gli alberi di Roma››. Sono molte le associazioni ambientaliste che, negli ultimi mesi hanno lanciato &#8211; sul web ma non solo &#8211; un grido d&#8217;allarme per la salvaguardia degli alberi della Capitale: «Inquinamento e incuria mettono a rischio il verde pubblico››.</p>
<p>Per ribadire l&#8217;appello, alcune delle associazioni più attive sul territorio si<br />
ritrovano questa mattina al convegno  «Il Respiro di Roma. Salviamo i nostri alberi››, ospitato nella Casa del Cinema di largo Marcello Mastroianni<br />
(alle 1o.3o). La tavola rotonda è organizzata dalla Onlus «La vita degli altri››, fondata dalla scrittrice Margherita d&#8217;Amico.<br />
Testimonial dell&#8217;iniziativa l&#8217;attore Luca Zingaretti che, in chiusura dei lavori (alle 17), reciterà alcuni brani tratti da opere di Italo Calvino eVirgilio: «Gli alberi sono un bene prezioso &#8211; ha ricordato Zingaretti &#8211; appartengono alla gente, non bisogna dimenticarlo. Su di essi le amministrazioni non hanno diritti, bensì un forte dovere di cura e tutela››. Ventotto gli esperti che prenderanno la parola: tra gli altri, Giuseppe Galasso, Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra, e Annamaria Procacci del Comitato Verde Urbano.</p>
<p>Roma non è solo la città europea con il cuore verde più grande: 450 mila alberi sparsi per oltre 87 mila ettari di parchi e giardini (fondamentali per la lotta contro le polveri sottili).<br />
Ma agli alberi, e alle aree verdi (da villa Borghese all&#8217;Insugherata), visti come parte integrante della vita (e della storia) della città, i romani sono affezionati: per i dieci pini di piazza Venezia (sacriﬁcati perché d&#8217;intralcio ai lavori per la linea C della  metropolitana), i cittadini hanno organizzato fiaccolate di protesta. Mentre le associazioni non mancano di vigilare sulla sorte degli arbusti: venerdi scorso, Italia Nostra ha chiesto «chiarimenti sul taglio indiscriminato di pini nel quartiere della Garbatella». E perplessità sono state sollevate, il 13 gennaio, anche sull&#8217;abbattimento di<br />
due cedri monumentali nel Villino Papanioe, al Nomentano: «Servono più cure e manca un regolamento sul verde pubblico e privato›› ribadiscono gli ambientalisti romani, in occasione del primo convegno organizzato sul tema.</p>
<p>Simona De Santis</p>
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